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Archivio > Concorso 2008
Conchiglie
Io non sono nessuno. Sono semplicemente un adolescente come voi, senza alcuna verità assoluta, e mi sento quindi nell'impossibilità di consegnarvi qualsiasi tipo di certezza. L'unica cosa che spero è di riuscire a suscitarvi qualche riflessione.
Non è facile trovare le parole da cui iniziare, perciò userò quelle di una persona a me molto cara, F. De André, che mi hanno in particolar modo toccato: "Io non penso che i giovani d'oggi non abbiamo dei valori, forse noi siamo troppo affezionati ai nostri per capire i loro". Questa affermazione può essere ritenuta universalmente giusta, ma storicizzarla ai giorni nostri diventa impossibile per un semplice motivo: noi non abbiamo valori! Non vediamo la differenza dal giusto e lo sbagliato, dall'equo e l'iniquo; la religione è ormai "fuori moda", l'amore un'utopia, il sesso un traguardo, il prossimo una vittima; la nostra unica preoccupazione è quella di essere dalla parte della massa, non del giusto; essere al passo con i tempi, non andare mai controcorrente; trovare qualcosa che ci identifichi e ci faccia sembrare originali (assolutamente non diversi), quando poi non ci accorgiamo come tutto ciò contribuisca a renderci banali. Bisogna cercare di non rimanere mai da soli contro tutti!
Ma aggregarsi ad una massa è in realtà sinonimo di rifugiarsi. Infatti, ci si sente più sicuri, meno responsabili delle proprie azioni e ancor meno esaminati, quasi pensando di passare inosservati.
Questi sono tutti aspetti di cui non basterebbe un libro per parlarne, ma io vorrei iniziare dal problema che credo sia il più importante, e da cui poi ne scaturiscono tanti altri: l'educazione.
La nostra in realtà non è una generazione di maleducati, bensì di ineducati! L'agire di molti ragazzi è da considerarsi più amorale che immorale. Se poi integriamo il singolo individuo in una comunità di persone gli effetti sono disastrosi.
Il punto essenziale sta nel fatto che in questo mondo non abbiamo buoni modelli di riferimento. Inoltre veniamo prepotentemente e continuamente bombardati, più di quanto ce ne accorgiamo, da ogni genere di elementi negativi, dalla pubblicità che scava nella psicologia di massa ai film dai pessimi contenuti, dai notiziari che contribuiscono ad amplificare gli avvenimenti fino alle scene di vita quotidiana. Inoltre tutto questo finisce per essere dannoso e pericoloso perché non abbiamo nessuno (o meglio non ascoltiamo nessuno visto che siamo alla disperata ricerca dell'indipendenza) che sappia farci chiarezza su ciò che è bene e ciò che è male. Nell'adolescenza si è spesso molto influenzabili e incapaci di pendere autonomamente delle scelte giuste.
Infatti, esporre i ragazzi al mondo, in tutte le sue gioie e i suoi dolori, è necessario per la propria formazione etico-morale. Si deve avere una visione completa della realtà per potersi creare un'idea propria. Ma spesso accade che i genitori tendono a mantenere chiusi in una campana di vetro i propri figli, per tutta la loro adolescenza, fino a quando il mondo li chiama e loro non possono non rispondere. Del tutto spaesati e intimoriti, spropriati di quel guscio che li proteggeva, si sentono vulnerabili alla società e la loro unica difesa rimane l'attacco. Si accaniscono contro qualsiasi tipo di figura che stia un gradino al di sopra di loro, poiché non sono abituati a convivere con le regole, e cercano di sopraffare chiunque sentono al di sotto, autoconvincendosi di non essere mai i più indifesi. Tutto ciò sfocia in quella che è la grande confusione, sia concreta che psicologica, in cui si trovano costretti a vivere i ragazzi di oggi.
Questa non è assolutamente una giustificazione, anche perché si può interpretare il fenomeno in due modi: possiamo presupporre che il tempo in cui viviamo influisce su noi giovani, ma anche che siamo noi giovani ad influire sul tempo in cui viviamo. Ovviamente non c'è una visione giusta, nonostante siano del tutto contrastanti. Nella prima i giovani risultano per essere delle vittime, nella seconda degli artefici. Personalmente inquadro la mia generazione coma una vittima di se stessa. Non possiamo lamentarci di ciò che ogni giorno contribuiamo ad accrescere, intendo un mondo vuoto.
In questo circolo vizioso di cause ed effetti un'altra importante attenuante è individuabile nell'abitudine che hanno i giovani ad ottenere tutto, subito e facilmente. Maggiori responsabili di tutto ciò sono i genitori, ma anche il mondo consumistico in cui tutti ci troviamo. Non capendo cosa sia la fatica e il sacrificio non si possono apprezzare le fortune che si hanno.
E' comunque quasi impossibile delineare tutti quelli che sono i veri motivi del disastro sociale in cui siamo costretti a vivere noi giovani. Io mi sono limitato a presentare quelli che credo siano i più importanti, ma soprattutto che riesco a cogliere. Non credo che ci esistano delle risoluzioni a questa grande confusione. Ogni generazione è in realtà il frutto di una mentalità che cambia, ma che viene concepita quando il mondo intorno a lei non è ancora preparato a riceverla. Intendo dire che noi siamo la proiezione dei mutamenti avvenuti nei nostri genitori, ma che ci troviamo a vivere nel loro mondo, e quindi sentiamo la necessità di cambiarlo.
Forse noi, più che mai, diamo a vedere questo fenomeno, ma è un processo che è sempre accaduto e sempre accadrà. Si può certamente ovviare a problemi secondari e subordinati, cioè a chi infrange le regole, ma non si può pretendere di trovare un rimedio comune e universale alla situazione attuale.
Forse avrò una visione molto negativa, ma la mia è la voce pessimista e rassegnata di un ragazzo costretto a vivere in questo periodo, di cui subisce i soprusi e si sente una vittima.
Credo di essere lo specchio e il risultato della società contemporanea che non ha la forza di combattere per cambiare la situazione, ma solo quella di piangersi addosso, sperando che qualcuno più in alto di noi riesca a cambiare le cose, e risolva la situazione.
Se il Censis ha descritto la società italiana come una poltiglia o una mucillagine, io rispondo dicendo che noi giovani siamo come tante piccole conchiglie: viste da lontano appaiono dure e ben protette, ma se si osservano da vicino risultano fragili, indifese e vuote.
Walter Tagliaferri