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Vera Marcantonio

Archivio > Concorso 2008

Autori e interpreti del nostro tempo



Il tempo ci scorre veloce addosso, a volte con dolcezza altre con violenza, inesorabile e senza pietà ci coinvolge nelle mode, nei luoghi comuni, in tutto quello che viene prodotto e consumato nell'arco di pochi anni, talvolta mesi: è il nostro tempo e come tale deve essere apprezzato e vissuto intensamente.
Le generazioni che ci hanno preceduto vivevano con una partecipazione più attiva e riflessiva, apprezzando le piccole e rare conquiste come beni preziosi, a lungo desiderati e sempre meritati. Le grandi trasformazioni della società duravano decenni e i valori acquisiti, le certezze venivano tramandate senza difficoltà, perché da sempre presenti e radicate nella cultura, rappresentavano l'ossatura dello stile di vita, il modo di confrontarsi con gli altri, con il prossimo, il punto di partenza per costruire la società civile.
Ma il progresso, quel progresso che ci regala ogni giorno un nuovo modello di cellulare che ci permette di comunicare con tutto il mondo in tempo reale, di scambiarci messaggi all'infinito, di essere sempre e ovunque presenti, ha chiesto qualcosa in cambio ad ognuno di noi, o dentro o fuori.
Condurre una vita frenetica non è facile, si può "sbandare" fin da giovani, perché il troppo che ci circonda non può essere immediatamente compreso e forse non basterà l'intera esistenza per farlo. Chi vuole "tutto subito" è convinto di cogliere appieno i piaceri della vita, ma finisce per rovinare se stesso e gli altri; un certo consumismo giovanile, finalizzato ad apparire esteriormente migliori degli altri, produce adolescenti insicuri, senza certezze e pieni di false illusioni, seria minaccia per una vita serena.
Alcune volte mi chiedo se un ragazzo nato alla fine del secondo millennio debba cercare di salvare ciò che di buono è stato fatto fino ad ora da chi lo ha preceduto o, piuttosto, rompere con il passato, troppo distante da noi, incompatibile con gli strumenti che il progresso ci mette quotidianamente a disposizione.
Droga, alcol e violenza non sono certo figli di questa generazione ma di quella rivoluzione che, a partire dal dopoguerra, ha prodotto benessere e ricchezza; allora, cosa c'è ora di nuovo? Cosa ci rende ancora più insoddisfatti dei nostri genitori ?
Credo che la risposta sia la mancanza di tempo per noi stessi, circondati come siamo da tante e troppe opportunità, con contatti reali o virtuali che siano, finiamo per perderci, per non trovarci più, per scambiare la vita con qualcosa da consumare anziché da scoprire, confondendo la nostra immagine allo specchio con noi stessi.
In una società corrotta ed ipocrita come la nostra sono venute meno tutte le certezze e i valori, anche quelli fondamentali come la famiglia e la fede. Un tempo era netta la distinzione tra il bene ed il male, ma ora chi può dire con certezza dov' è posizionata questa sottilissima linea a molti ormai invisibile? Forte è il dubbio che non esista più, che bene e male siano tra loro profondamente connessi, che per fare il bene sia necessario conoscere il male e viceversa.
A tal proposito non ci vengono certo in aiuto i modelli offerti dai mass media, per lo più televisione ed internet, che non sempre forniscono buoni esempi di comportamento. Nonostante ciò si sente il bisogno di emularli e, pur consapevoli di compiere degli errori, si finisce per scegliere l'atteggiamento più spregiudicato perché sembra riscuotere successo.
Inoltre, se la televisione ci propone un flusso informativo controllato, altrettanto non si può dire a proposito di internet, un serbatoio dai contenuti più eterogenei e molto difficilmente controllabili. La rete finisce per coinvolgerci e confonderci e, tornando al concetto precedente, è palese la presenza contemporanea del bene e del male, del buono e del cattivo, del vero e del falso.
Molto spesso è la famiglia la causa dei primi disagi del giovane; una famiglia dove i genitori non sempre riescono ad avere il ruolo che dovrebbero. Quando falliscono nel loro intento assistiamo a forti contrasti con i figli che, talvolta, portano a tragici epiloghi scaturiti da futili motivi assolutamente ingiustificati.
Se la società italiana viene definita una mucillagine è dunque colpa del singolo individuo, di quelle persone che, meschine, egoiste e moralmente vuote, non si soffermano mai a pensare alle conseguenze delle loro azioni e alle cause che le hanno generate; vivono alla giornata, senza prospettiva futura né per se stessi né per il prossimo, convinti che è meglio "tutto e subito" e che al domani ci si penserà poi, sperando di arrivarci!
Ma non tutto è perduto, sono i sogni e le speranze dei giovani che, da sempre, alimentano e danno vigore alla società; le idee, i suggerimenti, le soluzioni ai nostri problemi saranno loro a darle, sapranno calarsi al meglio in questa realtà frenetica e sfruttare gli strumenti di una società disordinata, confusionaria, fortemente eterogenea ma, proprio per questo, ricca di contenuti talvolta innovativi.
All'inizio dei tempi sulla terra si formò un "brodo primordiale" dove tante sostanze chimiche, mescolate tra loro, per un fatale quanto irripetibile miracolo diedero inizio alla vita; così è ora la nostra società, una mucillagine densa e fetida, una poltiglia maleodorante e melmosa ma ricca di contenuti che potrebbero emergere improvvisamente.
Tra l'altro non è possibile generalizzare perché, anche considerando unicamente la società italiana, sono grandi le differenze tra nord e sud, tra grandi centri urbani e piccoli centri rurali. Certamente la realtà che viviamo in una piccola cittadina non è paragonabile ai ritmi di vita imposti in una grande città, dove si finisce per essere trascinati da una società fortemente orientata ai consumi, che non riconosce l'identità del singolo soggetto, ma ne calpesta il ruolo relegandolo a semplice cittadino con solo diritti e doveri.
Da noi si ha un rapporto meno anonimo con gli altri: è difficile passeggiare senza incontrare amici o conoscenti, si ha un contatto diretto con le istituzioni e si può adottare uno stile di vita più che accettabile. Forse è proprio questa la soluzione: trovare luoghi di incontro tematici, legati ad interessi culturali, sportivi o semplicemente ricreativi non è importante, purché siano luoghi dove condividere i propri interessi, dove coltivarli, dove imparare da chi ha più esperienza, ma anche dove mettere a disposizione le proprie capacità.
Le istituzioni dovrebbero agevolare queste necessità e così facendo, tra l'altro, potrebbero distogliere tanti giovani da interessi non altrettanto salutari; occorrono luoghi idonei e fondi ma soprattutto idee che contemplino dalla classica associazione sportiva rivolta ai giovani fino a possibili proposte alternative.
In conclusione non credo manchino le idee ai giovani, piuttosto nessuno si rivolge a loro concretamente per conoscerne le speranze e i sogni; troppo presi con la scuola e con il poco tempo libero a disposizione finiamo spesso per cadere nel classico qualunquismo dal quale poi è difficile riemergere.
Eppure possiamo farcela, siamo una generazione cresciuta tra mille contraddizioni, ma sapremo distinguerci positivamente e, appena ci verrà offerta la possibilità, lo dimostreremo.





Vera Marcantonio


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