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Un bel racconto

Società

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IL CALCIO TUSCANESE DEI TEMPI CHE FURONO (di Pericle Scriboni)

 

Nel confrontare l’attuale stato dello sport, le cure, le retribuzioni, i premi, che attualmente percepiscono gli atleti, non è retorico definire lo sport di ieri, eroico. Dobbiamo risalire al 1913 per trovare Pierodomenico, Ouarantotti, con altri giovani, dare vita allo nostra U.S. Tuscania. Un giorno, presso il piazzale di S. Antonio, quello che degradava verso Rio Fecciaro, dove normalmente si radunavano i patiti del gioco della piastrella e quelli che amavano il gioco della buchetta, comparvero i patiti del pallone. Non fu di cuoio il primo pallone che calciarono i nostri atleti, bensì di stracci, successivamente di gomma, poi giunse quello di cuoio. Può sembrare strano, ma ieri si parlava poco di sport e la gioventù, lo praticava molto. Molti siamo a ricordare quei gagliardi giovani componenti la squadra di tiro alla fune, gli altri che per la strada dell’olivo si cimentavano in spettacolari gare di ruzzolone, quelli che per la strada per Marta si alienavano in corse di velocità o resistenza. Non mancavano gli emuli di Girardengo, Piemontesi, Belloni, i patiti delle bocce, i quali giocavono davanti a Livietta e Bettolone. Si faceva sport, tutto dilettantistico, con poche regole ma molta volontà. Rangone, alias Giovanni Quarantotti, fu l’animatore, il tecnico, l’allenatore, dei giovani calciatori. Il prataccio, divenne lo stadio dei bianconeri tuscaniesi e la gioventù di allora, seppe darsi un regolare campo, spietrando, livellando, lavorando gratis, dopo il quotidiano lavoro e nei giorni festivi. In poco tempo gli atleti tuscaniesi imposero il predominio calcistico nell’intera provincia. Non potrò parlare di tutti e di tutto, per questo chiedo venia ad eventuali omissioni. Rivedo Rangone con il mezzo sigaro tra le labbra scrutare, consigliare i suoi atleti, rivedo una formazione che seppe entusiasmare: Corrado Valentini, portiere dai salti mortali, a pesce, ad angelo, ineguagliabili, Luigi Marcoaldi, elemento tecnico, dal rimando potente, il piazzamento innato, Giuseppe Ciccioli, chiamato il toro per la sua irruenza, Nicola Salvatori, detto il prete perché ex seminarista, dal tocco eccellente, i passaggi calcoiati e precisi, Nazzareno Bianchi, un centrocampista insuperabile nel giuoco di testa, dalla Falcata agile e per questa sua qualità soprannominato Acursio, Murri Giuseppe, dal calcio potente, nominato Polengone, dal giuoco lento ma risoluto, «la coppia amata» ancor più nota con il binomio «Rosolo e Malampo» dall’intesa formidabile, con gioco da manuale e sommamente redditizio, Cesare Bianchi, dal tiro saettante, classe eccelsa, puntiglioso come vespa infastidita, Evandro Arieti, calmo calcolatore, punta incisiva, avemmo ali veloci, tecniche, come Pistoletta, Giovannella, Pica. Il Rodolfo Valentino dei tuscaniesi fu Antelio Cesetti, il quale scendeva in campo tutto lindo ed usciva dalla lotta sostenuta, pettinato e pulito come era entrato. Oltre il portiere Valentini ricordiamo: Gino Bagnaia, detto la Chioccia, per la sua pacatezza, le sue mosse studiate e rallentate, dal piede facile, che sollevava ad ogni bloccata eseguita. Pietro Vincenti, Pietrone per gli amici, Angelo Maccarri. Il tifo aveva contaminato vecchi, giovani, ragazzi, i quali prima dì incontri importanti, andavano a prelevare a casa Il mago «Pellaccia» lo conducevano sul campo di gioco ed egli con le sue arti magiche, lo liberava dal «malocchio». Quanti visioni, ricordi, si affacciano alla mente se chiudo gli occhi!! La venuta a Tuscania della grande Lazio di Sclavi, le partite infuocate con il Viterbo di Tavoletta, con il Tarquinia di Tai e mille altre cose, delle quali non posso ora scrivere. Come comete luminose, che passano nel cielo lasciando una scia luminosa ingoiata dalle tenebre della notte, così gli atleti tuscanesi, si susseguono nel cielo calcistico per scomparire nel regno dei ricordi. Enrico Maccari, il portiere saracinesca, l’umiltà elevata o prestigio, da tante società sportive richiesto, restò sempre in bianconero. Scendeva in campo con andare dinoccolato, sembrava già stanco, quanti lo vedevano per la prima volta, non avrebbero scommesso un soldo sulle sue capacità. Al fischio di inizio dell’incontro si trasformava, sembrava un gattopardo, dagli slanci felini, salti gommati, prese volanti impossibili.Manlio Gambi, si impose giovanissimo quale attaccante dallo stile inconfondibile, dalle grandi possibilità tecniche, dalla visione geniale del gioco. Nazzareno Boncori, fu terzino provocante cardiopalma agli spettatori, furia scatenata in campo, capace di spazzare tutto e tutti, rendendo insuperabile la difesa. Tei Renato, altro difensore stilistico, ottimo colpitore di testa. Sili Francesco, Siletto per la sua statura, fu il terrore di ogni portiere, furbo, sgusciante e sovente cattivello. Stelio Amici, per tutti il Sordufodere, aveva il piede sinistro dagli arcani effetti, uso a tirare in porta da posizioni impossibili, che la sua famosa sciarpellata rendeva imparabili. Italo Mattei, altro attaccante insuperato nel gioco di testa, con finezze tecniche da manuale, freddo, opportunista, grande realizzatore. Ed ecco Austero Santi, Tosi Vincenzo, Antonio Amici, Lanfranco Santi, Venturini Luigi, Biagiotti Luigi, Antonio Falleroni, Tosi Luigi, Sega, Giammaria, il Compare, alias Moretti Dante, il portiere più discusso ed incompreso, il simpatico dei bianconeri, l’allenatore più enigmistico e trascinatore che Tuscania ricordi, Maide Capacci e Renato Fioravanti, entrambi giunti in serie A, entrambi seppero portare molto in alto il nome calcistico di Tuscania ed in particolare Fioravanti, il quale seppe dare alle società in cui militò, tutta la generosità, la classe, la serietà di un atleta completo... Vedo, ricordo.., ed una girandola di volti appare e scompare, vorrei scrivere ancora, di tutti, ma non riesco a fermare quanti io vedo e ricordo.Chi è quell’uomo, fermo ai bordi del campo, con sulle spalle la cassetta del pronto soccorso e sul braccio la fascia con croce bianca? E’ il caro Bussotti, medico, massaggiatore, soccorritore dei primi bianconeri. Chi sono quegli atleti, correnti verso Fontana Nuova a bere?... Dove sono ora?... Mi ritrovo in uno stadio immenso, ove bandiere bianconere sventolano unitamente a quelle amaranto, ove scorgo grandi tifosi di questa mio Tuscania: Scafercia, Pellaccia, Bussotti, Pierdomenico, Di Donato, Zelindo, Ciapetti, e mille altri, vocianti, entusiasti, in attesa che gli altoparlanti celesti, annunciavano le formazioni che scenderanno in campo per l’incontro Tuscania - Resto del Mondo. Quando voce angeliche annunciano la formazione del Tuscania, un boato e sventolio di bandiere bianconere accolgono: Maccari Ascanio, Cesetti Andrino, Nazareno Boncori, Giuseppe Murri, Ceci Mariano, Bellucci Disma, Iole Astolfi, Moretti Giuseppe, Manlio Gambi, Italo Mattei, Gesuè Angelo... il loro urrà echeggia negli spazi celesti, scende sulla terra, scuote gli animi dei tuscanesi, felici dei loro atleti, vivi e defunti.., ed ora vedo Agostino Tamagnini, Giuseppe e Rodolfo Contigiani, Giuseppe Salvotori, consegnare le loro maglie ai giovani atleti, perchè continuino a difenderle ed onorarle come gli atleti del passato fecero. Se il calcio fa la parte del leone nel firmamento atletico di Tuscania, non possiamo dimenticarci del grande marciatore Benedetto Maccarri, che seppe imporsi e vincere una Roma-Ostia. Del campione laziale dei ciclisti Bellomarini Luigi. Dell’allevamento Copponi che concesse ai patiti dell’ippica l’entusiasmo per le vittorie dei cavalli Luciana ed Acurso. Del dualismo di fantini, come lo Storto, Tore e Cacciavello. Auguro che un giovane di oggi, possa tra cinquanta anni, scrivere ricordi come quelli, che i matusa rimpiangono.


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