Menu principale:
Archivio > Concorso 2008
TEMA SULL'IMMIGRAZIONE
L'immigrazione è un fenomeno che ha talvolta caratterizzato la formazione dei popoli, spesso influenzandone la politica sociale ed economica. Fin dall'antichità si sono verificate immigrazioni, a volte anche di massa, e, ancora oggi, questi spostamenti influenzano il mondo.
Negli ultimi anni si è assistito ad un forte aumento del fenomeno dell'immigrazione clandestina, riconducibile per lo più al differente grado di benessere tra stati in via di sviluppo e stati sviluppati.
Molti di questi immigrati giungono sulle nostre coste con ogni mezzo disponibile, nascosti ovunque possibile, sopportando fatiche bestiali e molto spesso rischiando anche di morire.
Vari sono i motivi che spingono gli extracomunitari a stabilirsi nel nostro stato: guerre che coinvolgono gli stati di provenienza, mancanza di lavoro nel proprio stato, sogno di trovare benessere nel paese di destinazione. L'Italia, come sempre tutto il mondo occidentale, è vista come una meta da raggiungere per trovare il benessere; purtroppo non è veramente questo ciò che spesso trovano una volta qui. Una crisi di tipo economico che sta investendo gran parte dell'Europa e il numero sempre crescente di immigrati non rendono sempre disponibili posti di lavoro.
Molto spesso è la criminalità organizzata internazionale a gestire l'ingresso clandestino, e questo rende il problema ancora più drammatico, basti pensare a quei "trafficati" che, dopo essere stati introdotti nei paesi di destinazione, vengono spesso inseriti nel mondo criminale e sfruttati come fonti di nuovi profitti illeciti (ad esempio nel campo della prostituzione, dello spaccio di droga, furti o accattonaggio, lavoro nero, ecc.).
La popolazione italiana a questo riguardo si spacca in due fazioni: la maggior parte vogliono che i clandestini siano rimandati ai loro paesi di origine; altri credono che sia meglio trattenerli nei centri di accoglienza, in quanto ritenterebbero l'impresa non appena possibile, affrontando rischi sempre maggiori.
Sinceramente non so quale posizione prendere, ma sono sicuro che se non si giunge al più presto ad una soluzione del problema, questo si moltiplicherà all'ennesima potenza. Mi sembrerebbe opportuno promuovere un'accoglienza dignitosa per uomini e donne in fuga dalla loro patria alla ricerca di un futuro migliore per sé e per i propri figli, che vogliono venire in Italia per lavorare legalmente ed inserirsi a pieno titolo nella nostra società, rispettandone le leggi e la cultura ma questo non vuol dire spalancare le porte all'immigrazione, ma governare il fenomeno conciliando le ragioni della legalità con quelle dell'ospitalità, le ragioni della sicurezza con quelle della solidarietà.
Noi italiani abbiamo centri di accoglienza straripanti e possediamo leggi non adeguate per affrontare questo problema di non facile soluzione; penso sia possibile governare le migrazioni, operando con intelligenza e umanità, rilasciando il permesso di soggiorno solo se lo straniero è in possesso di un contratto di lavoro che gli garantisca di potersi procurare i mezzi di sostentamento, una casa dignitosa ed il denaro necessario per il suo rientro in patria, una volta dichiarato non accetto se in seguito si sono accertati eventuali atti criminosi da lui commessi.
Altra soluzione efficace, per me, sarebbe quella di mandare aiuti concreti nei paesi originari: soldi, personale specializzato, costruendo opere pubbliche adeguate, insegnando tecniche all'avanguardia in modo di risolvere localmente i problemi degli immigrati, evitando così che migliaia di persone lascino la loro terra natale.
Resta il fatto che siamo ancora molto diffidenti rispetto ai "diversi" e non ci ricordiamo che anche nella nostra storia è stato scritto un triste capitolo di immigrazione: come dimenticare le grandi navi o gli straripanti treni che partivano dal mezzogiorno per andare in America o in Europa, migliaia di sventurati con le valigie di cartone pronti all'avventura, gente che accettava umili lavori pur di sopravvivere: ora la storia si ripete con l'unica variante che i poveri del mondo, almeno in larga parte, non siamo noi … ma aumentano sempre più.
Vi è infatti mai capitato di osservare sull'autobus o in metropolitana che molte persone preferiscono fare tutto il viaggio in piedi, piuttosto che sedersi accanto a una persona di colore? O se sentono parlare con un forte accento albanese alle vostre spalle, di non controllare istintivamente se la borsa o lo zaino sono ben chiusi? Non è difficile immaginare le risposte a queste domande.
La cronaca di tutti i giorni, purtroppo, porta a essere piuttosto prevenuti verso una certa fascia di immigrati, soprattutto se provenienti da alcuni stati. Poche persone, prendendo un mezzo pubblico magari di notte, sceglieranno un posto libero accanto a un marocchino o ad un tunisino, dall'aspetto trascurato e stanco, non immaginando certo che magari quell'uomo è un padre di famiglia che sta tornando a casa, se ne ha una, dopo ore di estenuante lavoro. Molti giovani italiani snobbano lavori umili e faticosi, ma molti immigrati disperati non se lo possono permettere e non ci pensano due volte ad accettare un qualsiasi lavoro. Essi sono principalmente impiegati nel settore terziario: in pochi vengono impiegati nei posti di livello medio ed alto delle imprese, ma nella misura più cospicua vengono occupati nei servizi domestici e nelle mansioni dequalificate della ristorazione, del commercio e degli altri comparti dei servizi. L'agricoltura è un altro dei settori dell'attività economica dove il lavoro straniero è più utilizzato, sia per le occupazioni più gravose, specie dell'allevamento e della pastorizia, sia per quelle a carattere stagionale. Vi è inoltre il commercio ambulante nelle località turistiche.Il razzismo è un argomento di quelli pesanti e che causano sempre accese discussioni. "Diverso" non deve diventare sinonimo di "inferiore" o "pericoloso". Anzi, la diversità va sfruttata, conosciuta. Anche perché chi consideriamo diverso è un uomo come noi, con desideri, aspirazioni, capacità da esprimere.
In un mondo in cui la "globalizzazione" è considerata di vitale importanza, non ci si può poi chiudere a riccio nei confronti dell'esterno.
Alla fine chiediamoci se non siamo un po' tutti "parenti" di qualcuno, legati dal fatto di abitare un po' questa grande casa che è la Terra e dal fatto che se saremo un giorno in difficoltà avremo bisogno anche di qualcuno che abbiamo escluso e non considerato come parte della "famiglia" italiana.