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Archivio > Concorso 2008
"Cani perduti senza collare"
Per rendersi conto delle problematiche, alcune delle quali gravissime, che affliggono la società italiana (e non solo), non avremmo dovuto attendere "l’illuminazione" da un centro di statistica il quale, anche se molto autorevole come il Censis, rimane pur sempre un centro di statistica.
In questo senso risulta emblematica la scelta del titolo di questo tema poiché esso nasce dalla voglia e l’ambizione di avere qualcosa da dire e da rivendicare, al di fuori della deriva demagogica e retorica in cui spesso sono ingabbiate le riflessioni sul mondo giovanile.
Vorrei però partire dall’elaborazione del sociologo polacco Sigmaun Bauman sulla "società liquida"; Bauman è portavoce di un’ analisi fortemente realistica e a tratti inquietante sulle condizioni del tessuto sociale al quale apparteniamo e con cui ci confrontiamo quotidianamente. Per "società liquida",si intende un modello sociale all’interno del quale intere generazioni risultano incapaci di rapportarsi con le più minime e concrete esigenze di vita: l’impossibilità di avere un progetto di vita e il dilagare delle vite a progetto. La società liquida è quella della massificazione globalizzata, quella della perdita delle identità collettive e individuali, dove il senso di precarietà invade tutti gli aspetti della vita e delle relazioni.
Ritengo che questa situazione sia la conseguenza di un modello economico sbagliato perché fortemente omologante così come ambientalmente e socialmente insostenibile; che riesce a trasmettere soltanto competizione, mito del possesso delle merci ad ogni costo, anche attraverso l’illegalità o la prevaricazione: ciò che è determinante è la possibilità di consumare. In questo scenario l’aspetto più inquietante è rappresentato dalla mercificazione, oltre che dei beni materiali, anche delle affettività, dei sentimenti, della sessualità, della politica della cultura: la "vita in produzione" spesso senza nessuna consapevolezza ma non per questo meno alienante.
Non è difficile capire quanto possa essere complicata la crescita di giovani per i quali, mai come in quest’epoca, le prospettive rispetto al futuro non sono ipotizzabili, la ricerca di autonomia e di indipendenza è difficile, ambigua e, alcune volte, pericolosa.
Per chi come me si appresta a terminare gli studi superiori la prima difficoltà da superare è Il numero chiuso, i test d’ingresso alle facoltà universitarie: è una delle più importanti e sentite istanze di cambiamento del mondo giovanile e studentesco! Mente aperta o numero chiuso? L’accesso al sapere dovrebbe essere libero, gli ostacoli andrebbero rimossi; i test d’ingresso sono per noi l’espressione più evidente di ciò che nell’università non funziona, conseguenza della trasformazione di quest’ultima da luogo di conoscenza libero e plurale a vero e proprio laboratorio per la sperimentazione neo-liberista.
Forse , a questo punto, si comincia a capire il perché dell’espressione "Cani perduti senza collare", tratta dall’omonimo libro di Gilbert Gesbrong dove, nella rappresentazione di una generazione di ragazzi dei primi anni 50 allo sbando, emergono una grande quantità di riflessioni ancora attuali. Nel tentativo di andare al nocciolo della questione, partendo dalla considerazione che nel mondo giovanile, la percezione dell’abbandono sia molto più forte di ciò che gli "adulti" rilevano, possono essere di aiuto i seguenti versi scritti sembre da Gesbrong: "NOI NON SIAMO CHE STRUMENTI COSCIENTI O INCOSCIENTI. MA DI CHE? È QUESTA LA SCELTA CHE CHIAMIAMO LIBERTà……..PREFERITE ESSERE AL SERVIZIO DELLA SPERANZA E DELLA FIDUCIA O DELLE STATISTICHE?"
Anche se questa affermazione è sicuramente discutibile, soprattutto per tutti quelli più sensibili all’esigenza di laicità e alla mancanza di condizionamenti di alcun tipo, può essere molto utile per approfondire e compiere una rivalutazione del significato di "Speranza" e "Fiducia". "Speranza" e "Fiducia"(con le iniziali maiuscole)si possono ,anzi, si devono combinare, per dar vita ad un impegno ed a una rivendicazione quotidiana del diritto alla "Libertà dei corpi e della mente".
In primis, questo impegno deve riguardare chi svolge su di noi un ruolo di formazione e che spesso invece ci annoia. Mi riferisco alle istituzione scolastiche, a quelle politiche, alle famiglie, alle società sportive che per esempio,prima fanno pagare nel migliore dei casi 40 euro al mese e poi parlano di politiche sociali, d’integrazione, di solidarietà (ma questa è altra storia, magari ne riparleremo in occasione di un altro concorso). Istituzioni incapaci di confrontarsi con la nostra realtà, spesso nemmeno la conoscono,non riescono a rapportarsi in modo plurale alle sfaccettature di un mondo complesso, dinamico, in continua evoluzione. Si limitano a recitare una parte, senza preoccuparsi dei loro interlocutori e sottovalutando in modo ingiustificabile l’importanza che la loro azione dovrebbe svolgere…. Ma quanto è difficile parlare, anche per noi, di se stessi, districare la matassa aggrovigliata che abbiamo dentro:
"Abbiamo treni fermi a una stazione
persa fra il cielo e il mare,
Abbiamo la prima metà di una canzone
l'altra metà da ritrovare,
Abbiamo le vostre fandonie nelle orecchie
conosciamo le vostre facce di culo,
madri piene di tranquillanti
padri che vanno sul sicuro.
I ragazzi nascondono lacrime sospese
come gatte gelose dei figli,
abbiamo un bagaglio di speranze deluse
come onde che si infrangono sugli scogli,
abbiamo un mondo che avete storpiato
ingannato, tradito, massacrato,
abbiamo un piccolo fiore dentro
che c'è da chiedersi com'è nato."
("Comici, spaventati, guerrieri" - Roberto Vecchioni)
Spesso vorrei essere un poeta per riuscire a rappresentare in modo chiaro e efficace,con due parole, la realtà; unà realtà che per noi giovani spesso è caratterizzata dalla mancanza di un modello di riferimento, di educatori che si possano chiamare tali, di genitori che si fermino un attimo a guardarti negli occhi per chiederti "come va". Assolviamo quotidianamente la pratica dell’autoeducazione, spesso non riuscendoci, ma senza rinunciare, senza darci per vinti: in ballo c’è il nosto futuro e, almeno per quello che mi riguarda, non sono disposto a lasciarlo gestire da niente e nessuno.
……"E cerchiamo di amare
domani come ieri,
e cerchiamo di amare
come uomini veri………
……Non azzardatevi a toccarci mai
non azzardatevi a giudicarci,
tirate via le vostre sporche mani,
non confondetevi con i nostri sogni,
continuate a costruire un mondo perfetto
dove potete specchiarvi:
i poeti non saranno anche nessuno
ma hanno il potere di sputtanarvi."
("Comici, spaventati, guerrieri" - Roberto Vecchioni)
A questa polemica però, deve seguire l’acquisizione di una consapevolezza importante, tutta nostra, che faccia nascere la voglia di non voler più delegare, né alle famiglie, né alle scuole, nè alle università e alle associazioni culturali, né ai partiti e alle istituzioni politiche. Non delegare e rivendicare la possibilità di vivere la propria sessualità senza condizionamenti e sensi di colpa; la possibilità di vivere in un paese dove si possa fumare uno spinello senza correre il rischio di finire in carcere; la possibiltà di vivere in un territorio libero dai rifiuti e dai politici mafiosi che ce li buttano; la possibilità di riacquisire l’importanza e il piacere della comunicazione e delle relazioni come strumenti indispensabili per la crescita e l’arricchimento culturale. La possibilità di poter incidere in modo critico e determinante sul nostro futuro e sul nostro mondo, su quello dei nostri figli e su quello dei figli dei nostri figli.