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Martina De Rosa,Alessia Principe,Serena Manzi,Flaminia Sonno

Archivio > Concorso 2008

LA VIOLENZA DEI TIFOSI TEPPISTI




Il calcio è da considerarsi a tutti gli effetti un fenomeno sociale: la partecipazione popolare, l' attenzione dei mass media,la spettacolarizzazione degli eventi sportivi, gli affari x milioni di euro che girano intorno al nome o all'immaginazione dei calciatori. Come può accadere infatti che la straordinaria possibilità di condividere con altre persone ( parenti,amici ma anche sconosciuti) passione sportiva e forti emozioni, ci trasformi non di rado in occasione per scatenare ira, delusioni personali e frustrazioni contro l'arbitro, i sostenitori ed i giocatori della squadra avversaria di turno? Eppure capita che, sulle prime pagine dei quotidiani o nei titoli d'apertura dei notiziari televisivi, i risultati delle partite, i commenti dei protagonisti, debbano lasciare il posto alla cronaca degli scontri tra bande di tifosi rivali in cui sono spesso coinvolti agenti di polizia preposti al mantenimento dell'ordine pubblico fuori e dentro gli stadi. Tante volte purtroppo non è bastato separare gli ultras dalla squadra di casa da quelli della squadra ospite, collocando questi ultimi in appositi settori delle gradinate,recintati e sorvegliati da un ingente numero di poliziotti. Non è bastato scortare i tifosi ospiti dalla stazione ferroviaria allo stadio e viceversa per evitare qualsiasi contatto diretto tra bande rivali; non è bastato porre telecamere all'interno degli stadi,diffidare o "fermare" i tifosi più facinorosi, processarli in tribunale. Così è ricorrente il rischio di vedere tramutato uno spettacolo domenicale,uno svago collettivo, in un terrificante scenario di botte e sangue, in cui talvolta ci scappa anche più di un morto. La storia recente del calcio è purtroppo densa di episodi in cui il tifo è degenerato in tragedia. Ricordiamo ad esempio alcuni tragici episodi avvenuti in Italia. Il 29 gennaio 1995,nei pressi dello stadio Marassi di Genova, un giovane di venticinque anni fu barbaramente ucciso a coltellate poco prima dell'incontro Genoa-Milan. Il 24 maggio 1999,sul treno speciale sul quale viaggiavano circa 1500 tifosi salernitani che il giorno precedente avevano assistito all'incontro di calcio Piacenza-Salernitana, si sviluppo un violento incendio a causa del quale quattro giovani trovarono orrenda morte per ustioni ed asfissia da fumo, mentre nove persone, compresi due agenti di polizia rimasero feriti. Sembra che l'incendio sia stato di natura dolosa, causato dall'azione di un ristretto gruppo di teppisti che già nel corso del viaggio si erano lasciati andare a ripetuti atti vandalici. Forse solo analizzando da vicino L'universo dei tifosi organizzati, è possibile comprendere, anche se non giustificare, la loro condotta talvolta aggressiva e violenta. Ogni gruppo si fonda su ferree regole d'appartenenza e di comportamento: l'amore incondizionato per la squadra, la presenza attiva e continua allo stadio, sia nelle partite in casa sia in quelle in trasferta, il rispetto delle gerarchie, dei simboli, del particolare abbigliamento e dei compiti stabiliti dei capi ultras, la partecipazione alle riunioni settimanali, l'autofinanziamento, l'organizzazione delle trasferte e delle coreografie sugli spalti, la predisposizione, se è il caso, ad insultare e provocare quelli della tifoseria rivale. Nella psicologia degli ultras, ogni partita è una piccola lotta contro le difficoltà di un'esistenza resa mediocre dalla solitudine, dall'emarginazione, dalla disoccupazione, talvolta dedita pure alla droga. L'unico momento di riscatto è rappresentato dai canonici 90 minuti di una partita, in cui, finalmente, si diventa protagonisti, si viene investiti di un ruolo, si diventa importanti nell'ambito di una piccola organizzazione: ci si vede tutti qualche ora prima della partita, dopo aver tutto accuratamente preparato nei giorni precedenti. Se ci si sforza, in tanti clubs di ultras , d'importare i rapporti con alcune tifoserie avversarie al rispetto ed alla simpatia, periodicamente rafforzati dai "gemellaggi" promossi in occasione dell'incontro tra le rispettive squadre, tra altri gruppi di ultras permane un insanabile rivalità, rinnovato ogni qual volta c'è l'opportunità di un contatto diretto. Non è facile dimostrare ad un ultras l'assurdità di alcuni suoi atteggiamenti e convenzioni, persuadendo ad abbandonare improvvisamente regole, norme, ruoli, simboli e gerarchie, con cui si identifica e in cui trova una fonte di soddisfazione che compensa un'esistenza speso densa di delusioni. Infatti il tifo attiene alla sfera dell'inconscio, affonda le sue radici nell'emotività, nell'irrazionalità: ecco perché gli appelli ad una maggiore ragionevolezza restano, purtroppo, così spesso inaspettati. Non tutti sanno che i rapporti tra società di calcio ed ultras sono a volte intensi: ad esempio, un pacchetto di biglietti è destinato, spesso gratuitamente, ai gruppi più importanti del tifo organizzato, che approfittano della situazione per guadagnare alle spalle delle società di calcio e degli sportivi disposti a pagare alte cifre per entrare allo stadio. Questi ed altri favori servono a mantenere un clima idilliaco intorno alla squadra ed alla dirigenza, mettendo entrambe a riparo da sempre possibili contestazioni. Questo comportamento delle società calcistiche è stato spesso oggetto della critica dei giornalisti ed opinionisti, che accusano le società di essere vittime dei ricatti degli ultras e comunque troppo accondiscenti con quei gruppi che poi finiscono per pendersi protagonisti di atti di violenza contro i tifosi avversari e la polizia. Quanto finora affermato porta ad una conclusione: nel combattere il teppismo da stadio e nell'elaborare ed applicare norme anti violenza, non si può prescindere dalla conoscenza delle regole e delle gerarchie che ispirano l'organizzazione dei gruppi ultras. Blindare gli stadi ancor più di quanto non lo siano adesso, dotandoli di più telecamere e di sofisticati strumenti per l'individuazione dei tifosi violenti, di più alte reti di recinzione che separino il campo dagli spalti;aumentare i controlli e le perquisizioni d'ingresso; scortare sempre gli ultras in trasferta: sono tutte misure di prevenzione a cui non si può obbiettivamente rinunciare, se si vogliono ridurre al minimo i rischi della violenza nel calcio.


Martina De Rosa,Alessia Principe,Serena Manzi,Flaminia Sonno


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