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Archivio > Concorso 2008
Il mio paese
Il nostro paese è nel caos più totale, è un paese piagato dall'ingiustizia, dalla violenza, prepotenza e arroganza.
Le cose tecniche sono migliorate, medicinali, strumenti di prevenzione, insomma un sacco di cose belle e funzionali hanno migliorato la qualità della vita rispetto al passato, ma dal punto di vista umano ci siamo lasciati trasportare troppo dal "dio denaro", e troppo spesso le persone organizzavano la loro vita in funzione di questo, senza regole o confini di moralità e umanità.
Abbiamo perso di vista i veri valori della vita, il telegiornale ogni sera elenca una serie di crimini, siamo un paese di spari, di rapine, di morti, una società bullistica che non rispetta più ne donne, ne bambini.
Io però sono una persona ottimista e anche fortunata, anzi, molto fortunata, vivo in un paese tranquillo, pulito e bellissimo sotto tutti i punti di vista, ogni angolo della mia cittadina è un pezzo di storia, mi basta passeggiare per le vie del centro storico per sentirmi serena, tutti si conoscono e si salutano, i bambini giocano felici nei vicoli e nei giardini, gli anziani si riposano sulle panchine del viale, e negli angoli delle vie le comari spendono fiumi di parole.
Qui ho le mie radici, la mia famiglia che mi adora, i miei amici, la mia scuola, mi sento fortunata di vivere in questo contesto. Tuscania, tuttavia non è "il paese dei balocchi", ed ha come tutte le città italiane i suoi problemi, la disoccupazione, la piccola criminalità ecc…
Ma io ho 17 anni, e ho il dovere di pensare positivo, la mattina mi sveglio con il sorriso sulle labbra e vorrei che fosse così, per tutti i ragazzi del mondo. Sono consapevole che è un utopia, ma "la vita è bella", ci ricorda Benigni, e dobbiamo impegnarci, anche nel nostro quotidiano e renderla migliore anche ai più deboli e sfortunati, impariamo a volerci più bene ed a rispettare gli altri.
I mie sogni? ne ho tanti, e ho tutta la vita davanti per realizzarli, ma ho un grande desiderio, vorrei essere molto più coraggiosa e dare speranza a chi ha difficoltà solo a pensarla.
D.C.