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Cristina Sebastiani

Archivio > Concorso 2008

ECCO COSA VOGLIAMO: SPERANZA




A volte bisogna saper andare lontano con la mente...
Ed ecco che arrivo a pensare al mio futuro e a quello di un'intera generazione . Vedere ed osservare il mondo in cui vivo con i miei occhi e rendermi conto di quanto tutto è ormai difficile. Mille problemi, fino a poco tempo fa giudicati troppo lontani dalla mia realtà, ora appartengono a me e a noi tutti. Ma andando avanti la consapevolezza e le responsabilità crescono, e con loro anche la voglia di fare qualcosa per il mio paese, l'Italia. E a nominare questo nome, la maggior parte delle volte vengono in mente dei modelli quasi insopportabili per persone che vivono alcune realtà da vicino, persone che da sempre hanno avuto a che fare con mafia, rifiuti e una politica non rispondente alle reali esigenze dei cittadini; una politica incapace di ascoltare le domande che le vengono poste per avere una risposta ai problemi che li opprimono. Penso al mio futuro qui, e non mi viene in mente nulla, niente di sicuro, di stabile. Solo una speranza: che tutto cambi.

Ecco cosa siamo diventati: VITE PRECARIE.

Man mano, con il passare degli anni, è cresciuta in tutti noi una percezione di precarietà riferita prevalentemente all'ambito lavorativo. Ma dobbiamo renderci conto che questa incide anche su altri aspetti, non meno importanti, del nostro vivere. Precarietà che ci rende insicuri e colpisce le nostre condizioni sociali, morali e culturali. Precario è chi non riesce ad avere un'abitazione stabile a causa dei bassi redditi e degli affitti alti; precario è chi non può avere un'istruzione o un'assistenza sanitaria adeguata per il costante e progressivo smantellamento dei servizi pubblici; precaria è la nostra cultura, posta ormai su un sistema d'informazione che non fa altro che alimentare le nostre paure e insicurezze. E tutto questo cambia velocemente e radicalmente il nostro modo di pensare e di agire, basato ormai sull'egoismo e sull'individualismo in sostituzione del concetto di "ideale", parola ormai dimenticata, e forse l'ultimo ostacolo alla precarietà delle nostre vite.

Ma ideali, entusiasmo, tolleranza, punti importanti per una società, dove sono? Che fine hanno fatto? è una domanda che mi faccio spesso quando mi guardo intorno. E cerco di trovare una risposta, che forse qualcuno ha. Magari li abbiamo solo messi da parte, considerandoli cose da poco, quasi scontate. Ma io non la penso così; anzi, io sono convinta che sono nelle mani di noi giovani. Cioè coloro che rappresentano il futuro di una società tutt'altro che equilibrata, piena di opposti. E dove nessuno sa darci fiducia. In molte occasioni hanno ragione, ci vedono come "degli animali in branco", malati di una peste "moderna", la droga. Ma in mezzo a noi ci sono molti che meritano di andare avanti, e chi ha compiuto degli sbagli, chi per un motivo o per l'altro non ha seguito la "retta via", può avere un'ulteriore opportunità. Tutti la meritano, è un nostro diritto avere l'occasione di rendere migliore il posto in cui viviamo per creare delle basi morali e culturali che ci aiutino ad affrontare il nostro futuro con serenità e con una più profonda conoscenza dei nostri diritti ed anche dei nostri doveri. Ma quelli "dell'alto", che hanno delle responsabilità nei nostri confronti? Vorrei sapere quanto la loro mente può arrivare lontano, quali limiti hanno, e se anche in loro, che possono decidere per noi, c'è la volontà di fare qualcosa, di sistemare le cose e di darci un futuro! Forse noi stessi ci siamo troppo modellati in questa società malata, adattati ad una realtà giovanile e alle sue difficoltà, diventando una massa senza identità. La singola persona deve invece ribellarsi, creare una propria personalità per poter avere la capacità di vivere insieme nella collettività e crearsi un futuro. Ed è questa la mia idea di libertà. Se andremo avanti con l'individualismo, il fanatismo religioso, l'odio nei confronti dei diversi, finiremo come nel celebre libro dal titolo "1984" di George Orwell. Con uno stato che controllerà ogni piccolo aspetto della vita privata dei cittadini, con l'incapacità di questi di ribellarsi.

Ma fortunatamente è solo una possibile realtà immaginaria...

è che mi piace pensare a un mondo dove non esista nessun problema, dove tutti siano completamente integrati, dove la povertà non esista più, dove il global warming faccia parte dei ricordi, dove le popolazioni "discutano" in modo pacifico. Anche adesso a pensarci sembra una pazzia. Ma io non sono matta; è che, come tutta la gioventù, ho dei sogni, delle ambizioni, delle speranze da realizzare, e non siamo mica supereroi, che possiamo fare quello che vogliamo!

Se il singolo individuo può fare la differenza, allora un'intera massa di giovani UNITI può fare il cambiamento. Anche questo è pensare al proprio futuro per realizzare già da adesso i presupposti ideali per creare una propria identità nell'insieme.

Lo Stato siamo noi. Tutti, nessuno escluso. E bisogna agire, perchè è la cosa migliore da fare per non accettare passivamente una realtà condizionata.

Magari volare alto con la mente un giorno potrà portare a qualcosa...Non dico di agire con la sola fantasia, certo, ma almeno seguendo concetti reali e chiari. Sarà difficile? No, se agiremo insieme.

"buonanotte all'Italia, che c'ha il suo bel da fare..." (Luciano Ligabue)

Cristina Sebastiani



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