Menu principale:
Archivio > Concorso 2008
La domenica andando allo stadio:
i tifosi trasformano la partita in una guerra.Perchè quando il gruppo si sostituisce all'individuo, la violenza può diventare un modo per affermare se stessi.
Il gioco è una delle attività principali ed istintive anche negli animali. Permette di socializzare, stimola la creatività e le capacità intellettive. Una forma di gioco è lo sport, che è insito nella natura dell'uomo, infatti la pratica sportiva è attestata fin dall'antichità. Le olimpiadi, ad esempio risalgono al 776 a.C. ed erano caratterizzate da gare di atletica e combattimenti. La pratica sportiva è sempre stata vissuta positivamente dall'uomo perché è si cultura, ma è anche voglia di competere lealmente, nel rispetto delle regole e dell'avversario,con lo scopo di ottenere un risultato. Un ruolo fondamentale nello sport è ricoperto dagli spettatori, individui che partecipano con entusiasmo sostenendo i propri beniamini. Lo sport, quindi, dovrebbe essere soprattutto divertimento, sia fra i giocatori sia fra gli spettatori. Purtroppo oggi viene sempre allegato allo sport il nome " violenza". Uno dei sport più amati e seguiti in Italia è sicuramente il calcio. Qui, il problema della violenza,è molto grave. Era uno dei libri preferiti da Adolf Hitler, Benito Mussolini e Charles de Gaulle. E ancora oggi , quando si cerca di capire il motivo di una strage allo stadio, molti si rifanno alla "psicologia delle folle" di Gustave le Bon. è un grosso volume scritto nel linguaggio retorico di fine ottocento, e lancia messaggi chiari: nella folla, a poco a poco, ognuno perde il controllori se stesso, diventa primitivo e irrazionale. Una folla è caratterizzata dalla presenza di un ideale comune, uno scopo,un nemico da combattere o un leader che canalizzi l'attenzione. Essa scatena nel singolo individuo reazioni psicologiche esagerate. Chi ne fa parte prova un senso di universalità crescente: i sentimenti, cioè, si amplificano grazie alla presenza degli altri. Cambia inoltre il modo di ragionare: in genere tra la folla si ha meno tempo per riflettere e quindi si prendono decisioni più rapide ed estreme. Soprattutto quando si provano emozioni forti. La folla inoltre, altera persino il nostro modo di muoverci. In realtà, secondo gli psicologi, ogni persona proietta intorno a sé il cosiddetto "spazio privato" o "uovo ideale"in pratica se un estraneo si avvicina oltre un certo limite (che per gli occidentali è circa 75 cm, mentre per gli arabi è ridotto a circa la metà), provoca una situazione ostile. Ognuno rimane padrone di se stesso e tende a considerare gli altri come nemici. In una folla omogenea avviene invece il contrario: la vicinanza e il contatto fisico aiutano a sentirsi ancora più uniti e , a poco a poco, ognuno tende perfino a camminare e a gesticolare al ritmo del suo vicino. é grazie a questo meccanismo, detto di "de-individuazione", che molti scatenano solo in gruppo i sentimenti che, in altre situazioni, non hanno il coraggio di esprimere. Ma chi esagera e, per esempio, si arrampica sui recinti dello stadio per insultare meglio l'arbitro, rivela anche una grande insicurezza. Gli psicologi lo chiamano "effetto di primis inter pares":chi è molto coinvolto in una situazione, ma sente il bisogno di primeggiare sugli altri,cerca un riconoscimento sociale proprio attraverso azioni particolari. Quindi soprattutto nel calcio, gareggiare stimola la competizione e l'istinto primitivo di sopraffare l'altro e la voglia di vincere a tutti i costi. Rabbia, delusione, amarezza di una sconfitta, a volte si traducono in vergognosi atti ingiustificati di violenza che possono avere epiloghi anche tragici. La violenza fuori e dentro gli stadi è diventata ormai un serio problema sociale, il comportamento violento di alcuni tifosi stupisce e indigna. La violenza sportiva, purtroppo,non riguarda ormai solo il calcio, ma la vita di tutti i giorni. A volte sono gli adulti a dare il cattivo esempio ai ragazzi, i quali crescono con l'idea di dover prevalere sempre sugli altri. Genitori, allenatori insegnano che ciò che conta sia solo vincere e "distruggere" l'avversario, quasi fosse un nemico. Ci sono, poi, adulti pronti anche ad alzare "le mani", perché non accettano l'idea che il perdente possa essere il proprio figlio o il proprio atleta. Ma la violenza risolve qualcosa?? Cambia il risultato?? Vedere giocare la squadra del cuore coinvolge molto, ma lo scopo del calcio e dello sport in genere non è solo vincere, ma divertirsi gareggiando nel rispetto delle regole. Secondo me la famiglia, la scuola ma anche i mezzi di informazione possono fare molto per prevenire questo serio problema promuovendo delle campagne di sensibilizzazione. Talvolta bisogna educare anche alla sconfitta, che è una parte importante dello sport e a volte indispensabile soprattutto per migliorare se stessi. Bisogna educare anche al cosiddetto "terzo tempo":alla fine della partita vincitori e vinti si ritrovano amichevolmente insieme a festeggiare. Non c'è giustificazione per la violenza negli stadi. Gli atti violenti danneggiano lo sport puro,gli atleti corretti e i tifosi seri. Amare lo sport significa rispettarlo!!!
Bettarelli Cristina 2°A