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Claudio Di Pietro

Archivio > Concorso 2008

Analisi di una società malata.


Nell'arco di quarant'anni la società italiana ha fatto un vero e proprio salto di qualità, passando da una delle economie più fiorenti d'Europa, basti pensare al boom economico del dopo guerra negli anni 50-60, a fanalino di coda di un continente in costante sviluppo, al quale purtroppo non riusciamo a stare al passo. La domanda più scontata, ma anche la prima che balena nelle menti dei cittadini è come sia stata possibile una così evidente caduta di stile da parte del nostro paese nei confronti dell'intera Europa. La nostra voglia di risposte ci spinge ad identificare come causa primaria dell'evidente fallimento dello stato lo stato stesso, senza però soffermarci a pensare un minuto di più, senza scavare nemmeno un po' nell'apparenza che ci si presenta. In ogni parte d'Italia, nei bar nelle piazze, è ormai pratica comune quella di colpevolizzare lo stato per tutto quello che nel nostro paese non funziona. Principio, teoricamente giusto ma non condivisibile: dal momento in cui lo stato deve si provvedere alla salvaguardia dei suoi cittadini, ma ricordandoci sempre che è formato da circa 60 milioni di persone. Questo significa che siamo noi cittadini a formare un qualsiasi stato democratico, ed è per questo che in ogni mancanza, in ogni crisi economica, dobbiamo rifletterci come davanti ad uno specchio,perché siamo parte integrante di quel fallimento e nemmeno ce ne rendiamo conto, mentre la consapevolezza di ciò sarebbe già una solida base verso la risalita. Il fatto che è il cittadino a formare lo stato non implica che debba prendersi tutte le colpe di un sistema che non funziona, il più delle volte infatti quando ci sono dei meriti da assegnare nessuno spende due parole di elogio per il vero motore del paese, i cittadini. Purtroppo siamo arrivati al punto di non ritorno, cioè il punto in cui si deve smettere di passare la colpa da uno schieramento politico all'altro come una bomba pronta ad esplodere, e ricordarsi che il compito della nostra classe dirigente è quello di rimettere in piedi un paese, messo in ginocchio da anni e anni di malgoverno. Il tempo in cui in Italia si stava bene, in cui il nostro cinema era arrivato ad Hollywood, in cui la nostra cucina era considerata la migliore al mondo,sono soltanto uno sbiadito ricordo dei bei tempi che furono, ma che non devono essere dimenticati, proprio perchè su quel ricordo dobbiamo risorgere , come secondo la leggenda l'araba fenice risorge dalle proprie ceneri. Questo è un periodo in cui i giovani, linfa vitale di un paese, sono disorientati, gettati in un mondo dove i valori che dovrebbero caratterizzarne l'esistenza sono ormai diventati oggetti da collezione in qualche museo. Il malessere che affligge queste nuove generazioni, non provoca dolore, ma un senso di vuoto, un vuoto che però nessun vestito e nessuna macchina di lusso potranno colmare; è un malessere questo più profondo, che ti spoglia dell'anima, che ti violenta nel più interno di te stesso e che lascia al suo passaggio soltanto la solitudine. Questo a mio avviso è uno dei principali motivi per il quale un numero sempre crescente di giovani si avvicina alla droga. La mancanza di un punto di riferimento, la mancanza di un ideale su cui basare la propria vita, priva l'esistenza di ogni significato, e questo stato purtroppo, viene spesso colmato da sostanze che donano a chi le assume l'illusione di qualche momento di effimera felicità. Nel paese in cui vivo, nonostante sia una piccola realtà rispetto al panorama nazionale, non riesco a trovarci differenze con il resto dei paesi e delle città italiane e se devo essere sincero questo fatto mi spaventa; basta aprire gli occhi e guardarsi un po' intorno per capire che i problemi che sembravano così lontani da noi siano in realtà dietro l'angolo. A questo punto parlare di sogni e speranze diventa quasi banale, ma la forza dei giovani sta nel non dare niente per scontato,ribellarci a ciò che secondo noi è sbagliato; perché nonostante tutto nessuno potrà mai toglierci la voglia di sognare; e ed è proprio con questa voglia che dobbiamo andare avanti, lottando contro i numerosi problemi che la vita ci riserva per ricreare uno stato nel quale valga ancora la pena di vivere.



Di Pietro Claudio



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