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Alessandro Santaniello

Archivio > Concorso 2008

TEMA




"La società aperta dovrebbe essere un modello di organizzazione sociale basato sulla possibilità di correggere democraticamente i difetti delle istituzioni, di salvaguardare le libertà dei suoi membri e di renderli responsabili rispetto alle decisioni"…(K.R.Popper)



La definizione del Censis, rispetto alla società italiana, è molto "forte" e mi ha offerto subito parecchi punti su cui riflettere, data la centralità e l'importanza del tema al quale si riferisce, e dato il fatto che questo mi riguarda personalmente, come tutti del resto, molto da vicino. In particolar modo mi ha colpito, l'utilizzo della parola poltiglia.

E' un'espressione che rispecchia verosimilmente la realtà italiana, quindi è davvero calzante, ma allo stesso tempo forse è un poco azzardata.

Se è vero infatti che abitiamo in un paese ridotto a un "miscuglio" appiccicoso e senza una forma propria, definita e compatta, allora molti potrebbero pensare che sia troppo tardi, che sia inutile lottare, che non ci sia nemmeno da starci male, perché sarebbe un'utopia, un sogno irraggiungibile, tentare di cambiare la nostra società.
Forse è proprio questo che le persone comuni pensano ogni volta che, guardandosi intorno, percepiscono che molte cose non vanno come dovrebbero, e ancora, forse, scelgono di fermarsi a quel solo, inutile pensiero e di arrendersi, senza ribellione, senza lotta, e in modo passivo di accettarlo.

Personalmente ritengo gravissima la mancata presa di posizione, reale e concreta, e ancor più grave la scelta codarda e rinunciataria, nei riguardi di un tema così importante.

Non si dovrebbe mai smettere di lottare per cambiare. Perché diamo un senso alle cose per il solo motivo che esistono?

Sono convinto che siamo noi a costruire la società e deve essere un nostro dovere comune mandarla avanti, sotto ogni punto di vista preoccuparcene, perchè è nostra personale responsabilità, tanto dei giovani quanto dei più anziani.

Se mi chiedeste di parlare del mio paese, senza freni e senza "peli sulla lingua", vi racconterei di un posto in cui le nuove generazioni snobbano le precedenti, che a loro volta sembrano sfiduciate e stanche.

Vi parlerei di immigrazione senza controllo e di criminalità elevata, di mafia e di politica che vanno a "braccetto".

Vi direi del razzismo tra nord e sud, nato da un pregiudizio comune e qualunquista, da una chiusura mentale irrazionale, sciocca e "cieca".

Vi urlerei della spaventosa assenza di valori che pervade la nostra generazione. Infatti l'atteggiamento comune è quello del mostrarsi per ciò che non si è realmente, prevale la legge del più forte e dell'aspetto fisico, sommato alla mancanza di rispetto per i più anziani e alla mancanza di responsabilità nei confronti della propria famiglia (intesa come tasso di divorzi altissimo e come scarsità di rapporti tra genitori e figli ecc).

Vi racconterei dei milioni di ragazzi che credono solo nel calcio e nei personaggi stereotipati che compaiono sul televisore, di terrore fuori dagli stadi, della passività mostrata dagli insegnanti rispetto ad una seria formazione educativa dei propri alunni, e ancora, vi direi di conseguenti problematiche per i più giovani: quali uso di sostanze stupefacenti oppure la formazione di vere e proprie "bande" dedite al bullismo.

Ma con molta probabilità in questo modo mi limiterei ad uno sfogo o con più fortuna a un semplice elenco di problemi, un pentolone misto di mancanze, di certo vere, reali, ma comunque circoscritte e fini a se stesse, dilungandomi in un'analisi superficiale e poco costruttiva.

In tutto ciò, il bello è che ho elencato solo una minima parte degli elementi che contribuiscono al "disastro italiano" il che non è rincuorante…

Sogno un paese in cui esista l'impegno concreto rivolto al cambiamento, dove le persone si scoprano audaci e non più succubi di ciò che le circonda.

Sogno di non ascoltare più le "chiacchiere" inconcludenti, non più le lamentele senza scopo, non i giri di parole ma cambiamento, a partire dalle più piccole cose fino ad arrivare a quelle più importanti.

Sogno delle opportunità per noi giovani, per sfogarci, per avere un confronto con gli adulti, senza sentirci giudicati.

Non è una soluzione facile, me ne rendo conto, ma è la sola che possa porre rimedio a tutto. Dobbiamo far passare del tempo, giorno dopo giorno, e lavorare concretamente alla ristrutturazione della nostra società, ma anche e soprattutto, della nostra mentalità.

E' infatti questo il punto fondamentale del mio discorso, la nostra mentalità: appiattita, retorica e forse un po' triste.

Questo il punto di partenza e la conclusione, come siamo fatti, come la pensiamo e come, di conseguenza, ci comportiamo.

Molto spesso penso di volermene andare, di volermi trasferire, magari in un paese dove le cose funzionano veramente, dove c'è una società strutturata in modo compatto, solido , eppure qualcosa, nel bel mezzo di quel pensiero, mi ferma e mi riporta coi piedi in terra:
sono anch'io italiano e voglio cambiare le cose nel mio paese…

Forse è questo che mi ferma, o magari è solo paura di scoprire che non è poi così diverso il mondo aldilà di questi confini splendidi, aldilà della mia Italia, aldilà del "disastro italiano", del mio paese, della Mia Italia…



Alessandro Santaniello


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